Gastronomia di Belvedere Marittimo

Belvedere Marittimo gode di un paesaggio montano e marittimo, pertanto, anche la sua cucina è molto ricca e varia di piatti sia a base di pesce che a base di prodotti montani. Oggi nei ristoranti belvederesi è possibile assaporare svariate ricette, dagli antipasti caldi e freddi alle paste fresche condite con sughi di pesce, dalle fritture alle grigliate. Un tempo i pesci particolarmente utilizzati erano le alici e le sarde, che, oltre ad essere conservate sotto sale e condite con il pepe rosso, “i pisci salati”, venivano cucinate infarinate e fritte, rigorosamente con abbondante e ottimo olio d’oliva, oppure venivano spinate e imbottite con un impasto a base di pane, prezzemolo, pepe nero, qualche filetto di pesce tagliuzzato, olio d’oliva e il bianco d’uovo, per poi essere fritte o cotte nel sugo.

Sempre con questi pesci spinati si preparava anche la famosa raganella di pesce: con mollica di pane raffermo sbriciolata, prezzemolo, pepe rosso e origano. Questi sono piatti ancora oggi cucinati. Un piatto, invece, non più preparato è il famoso “pisciu gabbatu”: veniva preparato con avanzi di minestra con l'aggiunta di verza e pezzi di pane di mais ed alla fine si aggiungeva una pietra di mare (da qui il nome pisciu gabbatu).

Re della tavola dei belvederesi è ancora oggi il maiale. L’uccisione del maiale un tempo rappresentava una vera e propria festa che durava qualche giorno e che riuniva intere famiglie e amici. In questa occasione si usava preparare tra le tante cose, anche il “sangunazzu” (sanguinaccio), una cre- ma realizzata con il sangue del maiale al quale veniva aggiunto mollica di pane raffermo sbriciolata finemente, zucchero, limone ed arancia grattugiata, uva passa, noci e miele di fichi, il tutto cotto per ore a fuoco lento. Oggi sono rimasti in pochi ad uccidere il maiale, ma sulla tavola dei belvederesi non mancano di sicuro i salumi fatti in casa.

Piatto tipico della gastronomia belvederese è la pasta (gnocchi, tagliatelle, fusilli, ecc.) condita con un particolare sugo preparato con costine di maiale, salsiccia, cotenne e braciole, queste ultime fatte con carne di maiale e all’interno un trito di prezzemolo, grasso, aglio, pepe nero e origano, rigorosamente cotte con il grasso del maiale, con il quale saranno conservate in contenitori di coccio per tutto l’anno.

Nel mese di ottobre, e precisamente dal 13 al 20, in occasione della festa di San Daniele, patrono della città, in molti locali e soprattutto in molte case, si usa preparare il baccalà fritto con i peperoni e lo spezzatino di trippa, cuore, fegato e polmone; il dolce tipico di questo periodo è la sfogliatella. Un tempo venivano anche dai paesi limitrofi per gustare la sfogliatella calda di San Daniele. Durante le feste di Natale è ancora usanza preparare le fritture, tra cui le “crespelle” o “grispelle:” salate con le acciughe, o dolci con il miele di fichi.

Tra i dolci tipici del periodo natalizio non possono mancare i “cannaricoli”, preparati con farina, olio, vino, miele di fichi, scorza d’arancia e cannella, fritti o al forno. La “cicerata”, invece, è una piramide di dolcetti fritti, sempre natalizi, ricoperti di miele d’api, che richiamano la forma ed il colore dei ceci. Anche i fichi sono gustose prelibatezze.

Appassiti al sole d’agosto, si conservano durante l’inverno. Tra i vari modi di assaporare i fichi secchi, ricordiamo le crocette (il nome deriva dalla caratteristica forma di croce, ripiena di noci e buccia di cedro), le “cannicelle” e i “filarilli”, fichi secchi infilzati in bastoncini di canna , cotte in forno.

di Andrea Verta (Ass. Amici delle Tradizioni Belvederesi)

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